A Rovereto, Città della Pace, morto un altro senzatetto. Dopo Mustapha stroncato dal freddo, trovato in un furgone senza vita Abdelaziz
Rovereto, città della Pace, registra il secondo morto in meno di due anni tra i senza fissa dimora. All'inizio del 2021, infatti, un altro dramma simile aveva colpito la Vallagarina. Mustapha di 47 anni era stato trovato senza vita, morto al freddo mentre stava dormendo negli spazi dell'ex macello a Mori Stazione

ROVERETO. Abdelaziz Naamane aveva appena 50 anni, di origine algerine era da tempo arrivato in Trentino. Ieri mattina Abdelaziz è stato trovato senza vita dentro un ''Fiorino'' abbandonato da mesi in via Galilei. Una fine terribile, per un 50enne conosciuto sul territorio che in passato era stato ospite anche dei centri di accoglienza presenti nella città della Quercia.
Una vita, quella di Abdelaziz non semplice facendo la spola tra Trento e Rovereto alla ricerca di un qualche lavoro, un riparo dove poter riposare, un piatto caldo almeno una volta al giorno. In queste settimane non aveva avuto un luogo dove dormire e sabato sera si era coricato dentro quel mezzo dove poi un malore fatale durante la notte non gli ha lasciato scampo.
A dare l'allarme ieri mattina è stata una cittadina che passando vicino a questo furgoncino si è accorta di qualcosa di anomalo. Il portello aperto, parte della gambe lasciate all'esterno. La donna ha quindi deciso di chiamare gli agenti della polizia locale e sono stati proprio loro a capire che l'uomo non stava dormendo ma era morto.
Dalle prime analisi fatte Abdelaziz nel corso della notte è stato colpito da un malore che si è rivelato fatale. E' morto da solo all'interno del furgone in quel piccolo spazio che aveva trovato per dormire.
Ed è così che Rovereto, città della Pace, registra il secondo morto in meno di due anni tra i senza fissa dimora. All'inizio del 2021, infatti, un altro dramma simile aveva colpito la Vallagarina. Mustapha di 47 anni era stato trovato senza vita, morto al freddo mentre stava dormendo negli spazi dell'ex macello a Mori Stazione. (Qui l'articolo).
Due decessi terribili che dovrebbero spingere l'amministrazione ad aprire una grande riflessione, almeno a cercare di capire come si muove la vicina Trento che pure conta il triplo della popolazione e dinamiche da città ''vera'', mentre nella ''città della Quercia'' da tempo chi chiede più attenzione per un fenomeno che è evidentemente potrebbe essere gestito meglio da anni è trattato come un ''fastidio''.
Da mesi come il Dolomiti con Riccardo Petroni abbiamo cercato di ottenere per quegli ultimi che una società che si definisce civile non dovrebbe mai abbandonare, due cose: tenere aperto il “Diurno” della struttura preposta del “Portico” di Rovereto (quindi la “Sala di Accoglienza”) dalle 9 alle 19,30 di tutti i giorni; di offrire ai non ospiti della struttura qualcosa da mangiare a colazione, pranzo e cena. ''Anche un semplice caffè - scriveva Petroni che aveva ottenuto incontri e promesse in tal senso anche da istituzioni amministrative e religiose - con tozzo di pane la mattina ed un panino con una bottiglietta di acqua di giorno e di sera: quindi al chiuso ed insieme ad altre persone e non da soli per la strada ed alle intemperie come dei cani randagi''.
Perché certe tragedie non succedano più. Perché in una cittadina con poco meno di 40mila abitanti non si può morire da soli al freddo d'inverno e chiusi in un Fiorino nell'estate più calda degli ultimi decenni.













